
Il Misantropo di Molière - che ho visto l'altra sera a teatro interpretato da Massimo Popolizio - pretende che il mondo rientri nei suoi schemi etici algidi e perfetti. Ma siccome il mondo - con le sue infinite ambiguità relazionali - non ci pensa nemmeno a rientrare nei suoi schemi, Alceste (cioè il Misantropo) divorzia. Divorzia dal mondo e si ritira.
Ma in questa dinamica apparentemente lineare, Alceste si mostra contraddittorio e ridicolo. Contraddittorio perché dimostra di subire il fascino degli stessi comportamenti che stigmatizza. Ridicolo per lo stesso motivo.
Nel testo, Molière mostra una capacità inquietante di fotografare la sua (nostra) realtà relazionale (in senso ampio).
Mi sono specchiato tantissimo. Ho provato imbarazzo e tante altre cose.
Trovo singolare che un autore del '600 parli esattamente di noi.
Bella interpretazione.
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