Mi trovo a riciclare parole che non ho mai indossato con disinvoltura. "Generazione" è una di queste. Non mi sono mai visto come parte di una "generazione", né ho mai capito cosa volessero dire espressioni come "la mia generazione ha fatto questo" o "la mia generazione ha creduto in quell'ideale" o "la mia è la generazione di quelli che".
Di sicuro essere nati in uno stesso intervallo di anni è un po' poco per dire "noi". Adesso girano su feissbukk quegli elenchi tipo "noi che guardavamo Happy Days, noi che andavamo sul Ciao, noi che la Prinz tua senza ritorno, noi che...". Sì vabbè. Sai che trait-d'union.
La musica, la fotografia, la filosofia, i viaggi, gli interessi in generale mi hanno portato a stringere legami a volte anche forti, magari con persone che avevano vent'anni di più o dieci in meno di me. Legami intergenerazionali.
L'unico momento in cui mi sento parte di una generazione è quando metto a fuoco che "noi" in pensione non ci andremo mai. Che "noi" stiamo pagando e pagheremo per tutta la vita le imprese epiche della generazione precedente.
La generazione precedente, vorrei ricordare, è quella che si pregia-fregia di avere fatto il Sessantotto e il Settantasette. Con i risultati strabilianti che tutti possiamo ammirare: alla vostra destra le pensioni baby, alla vostra sinistra l'impossibilità di licenziare i fannulloni (per cui per reazione oggi chiunque è licenziabile) e così via. Ah, più avanti ci sono i sindacati, un'attrazione imperdibile per i masochisti.
Ecco, "pensione" è un'altra parola che non prevedevo di usare almeno fino al 2035. Invece c'è questa consapevolezza che cambia - o dovrebbe cambiare - pesantemente le carte in tavola. Infatti, se in pensione non ci si va (e non ci si va di sicuro), allora la stessa percezione del presente e la progettualità a corto-medio termine cambiano del tutto. Il presente diventa eterno, di fatto. Moltissime categorie di pensiero (tipo "quanti anni hai di contributi" o "a questa età non ha più senso cambiare") sono da buttare.
Secondo le vecchie categorie di pensiero, un 41enne era uno ormai incanalato in una certa strada professionale. Gli conveniva proseguire quella e amen. Secondo le nuove categorie, un 41enne è uno che davanti a sé ha altri quarant'anni di lavoro, quindi è come se avesse appena finito il liceo, in termini di vita lavorativa che lo aspetta.
Come se lo Stato, che ogni 48 ore minaccia di fallire, venisse da te e ti dicesse "Figliolo, ci sono ottime probabilità che io non possa provvedere a te quando sarai vecchio. Ma nel frattempo, ovviamente, continuo a prelevarti i contributi dallo stipendio. Mi dispiace. Fai i tuoi conti".
Grazie, sono cose belle.
C'è un solo problema: la biologia è una scienza che non segue il rating degli stati e il mio-tuo-nostro organismo è soggetto alla biologia, non alle quotazioni di Standardesticazzi.
Quindi abbiamo un problema: l'economia ci dice che dobbiamo lavorare fino all'ultimo respiro, la biologia dice che non possiamo. Come fare? Spiegare alla natura che il contratto collettivo è cambiato? Mi sa che non gliene frega niente, alla natura.
Ah, per finire ci sono due parole che usavo spesso e che non userò mai più: destra e sinistra. Aveva ragione Gaber. Non che avessi dubbi in merito.
6 commenti:
Già. Il termine "generazione" che ha cambiato la propria accezione da positiva (noi che abbiamo fatto...) a negativa (noi che non avremo...) secondo me rappresenta perfettamente lo specchio di questi tempi, almeno in Italia.
Lo sfrenato successo del dividi et impera (dovuto, ad esempio in ambito lavorativo, alla miriade di contratti esistenti) ha portato però all'altrettanto sfrenato successo di Facebook con il concetto di "amicizia" che molti usano per sentirsi meno soli e meno diversi.
E, sì, Gaber aveva ragione, perché quei concetti (destra e sinistra) sono morti insieme al crollo degli operai come categoria unitaria. Adesso la "sinistra" guarda alle partite IVA mentre gli operai votano Silvio sperando di brillare di luce riflessa.
Che poi alla fine ha ragione lui, Berlusconi: che paese di merda.
Per fortuna che io non mi senti italiano.
Questo sistema assassino io non lo comprendo. Perchè allungare le pensioni quando ci sono tanti giovani a casa? Perchè in questo dannato paese se hai meno di 40-45 anni non vali un cazzo? E pensare che fino a ieri si era uomini a 18 anni. Che gli stessi che adesso non vogliono andarsene erano uomini già a 18 anni.
Se c'è da una parte chi giustamente non vuole lavorare fino alla morte - perchè come dici tu natura comanda diversamente, e poi chi te lo fa fare - dall'altra c'è chi vuole invecchiare insieme alla sua scrivania, ci mette radici, ci piscia sopra, e manda avanti questo paese in preda alla naturale degenerazione mentale. Si chiama vecchiaia. Mancanza di riflessi, paura del cambiamento. Con tutte le conseguenze che vediamo.
E onestamente sono stanca di sentire gente che dice"Io non mi sento italiano", ma che significa?!
Mi ricorda gli Hippies che non amavano il mondo in cui si trovavano e invece di migliorarlo ne arrotolavano uno nuovo e lo accendevano.
Bella forza.
Per favore non me ne voglia Luca Sognatore. Per il resto condivido in pieno tutto quello che ha detto.
Però sono stufa perchè in un paese per 3/4 di vecchi bacucchi che si litigano un paese in agonia non c'è spazio per chi non si sente di appartenergli, e quindi non vuole salvarlo e non vuole nemmeno pregare per esso ammesso che serva.
Serve gente che creda, serve un nazionalismo vero.
L'autocritica va bene, ma non deve sfociare nel decadentismo. Prendiamo gli americani ad esempio: sono pieni di merda fino al collo, ma governano su tutto e tutti, apparentemente o meno, e perchè? Perchè si credono i migliori, perchè la modestia e l'autocritica non sanno neanche dove stia di casa. E che sono pieni di merda lo sanno solo loro e chi sa informarsi bene.
Tutti i paesi hanno problemi da vendere, ma non perdono fiducia in se stessi agli occhi del mondo, si aggrappano ad una apparenza che è anche una speranza.
Ricordi il tuo post sui sognatori?
Io detesto i decadentisti più o meno per le stesse ragioni. Ce ne sono troppi oggi, che non fanno che sospirare e scuotere la testa con la bocca distorta, troppo indignati per fare qualcosa di utile.
No, Iride, tranquilla, non te ne voglio. Anche perché la chiusa del mio commento era solo una citazione di Gaber.
Sul discorso pensioni, ci vorrebbe molto più tempo di quello che ho per sviscerare l'argomento, ma ci provo lo stesso.
L'aumento dell'età pensionabile è una mera questione di esborso da parte dello stato. Dato che la vita media si è allungata negli ultimi 60 anni, se l'età pensionabile rimane la stessa, ne consegue che lo stato in media deve pagare per più anni la pensione. Quindi deve tirare fuori più quattrini con conseguente aumento del debito pubblico.
Mandando la gente in pensione più tardi c'è il doppio beneficio: meno anni di pensione e contemporaneamente più anni di contributi.
Certo, quest'ultimo beneficio potrebbe essere sostituito dal lavoro dei giovani che vanno a rimpiazzare i pensionati, ma non è detto che sia così automatico. Basta pensare al fatto che un neo-assunto, a parità di lavoro, guadagna sempre meno di uno arrivato alla fine della sua carriera lavorativa. Ed uno stipendio minore corrisponde anche a contributi minori, ovvero meno entrate per lo stato.
Perchè in questo dannato paese se hai meno di 40-45 anni non vali un cazzo?
Non vali un cazzo neanche dopo, non ti preoccupare. E' solo che un quarantenne - in teoria - ha più esperienza di un venticinquenne, quindi sul lavoro - sempre in teoria - è considerato un po' di più.
Però ho visto anche realtà aziendali in cui l'età giovane è preferita, un po' perché un giovane lo devi pagare meno, e un po' perché lo allevi come ne hai voglia tu, mentre magari un quarantenne che ha già fatto le sue esperienze può portarti in casa strane idee.
il mio suggerimento macchi è: prendi il denaro e scappa. Se non hai il denaro scappa e basta. Lo farai da qualche altra parte.
Cioè, devo ritirare i tipo 400 euro che ho sul conto corrente e scappare? :-)
Non è così semplice, per me.
A parte che non ci ho mai pensato, a parte che qui ho tutto e vivere in Italia tutto sommato mi piace, ma poi non saprei dove andare.
Non credo che esista un posto sicuro al mondo, in questo momento, ma ovviamente tu ne sai di più.
Comunque dal tono del tuo commento, sembra che sia questione di ore. Io speriamo che tu ti sbagliavi, ecco.
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